martedì 10 maggio 2011

L'Italia ripudia la guerra

Art. 11

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Sembra quindi abbastanza chiaro dalla costituzione che l'Italia si debba limitare a intervenire militarmente solo per funzioni sostanzialmente di polizia allo scopo di assicurare la pace, ma senza intervenire nelle controversie, cioè le guerre, tra le nazioni, che siano o meno nostre alleate.

Facciamo un piccolo riassunto degli interventi militari italiani fin'ora.
Si legge dal sito dell'esercito italiano (http://www.esercito.difesa.it/root/attivita/mix_atto.asp) l'elenco delle missioni ufficiali, in atto ancora oggi sono in tutto 17 di cui 11 di osservazione/delegazione di esperti e 6 con i Reparti (tra cui Iraq e Afghanistan). Ma non volendosi fermare alla situazione attuale è possibile consultare altri elenchi divisi per tipo, con particolare interesse alle missioni con i Reparti vediamo come sotto l'egida dell'ONU siano state compiute dal 1979 ad oggi 7 missioni, di cui 2 (entrambe in Libano) ancora in atto una delle quali non elencate fra quelle in svolgimento, contiamo 9 missioni in partecipazione alla NATO dal 1995 ad oggi di cui 2 in corso. Esiste anche una sezione di missioni EU di cui si contano 3 missioni dal 2003 ad oggi, proseguendo con le missioni multinazionali vediamo come sia state svolte 8 missioni dal 1982 al 2003; infine troviamo le missioni Nazionali con un solo caso dal 1991 al 1993 in Albania.
Quindi considerando le sole missioni con i Reparti, cioè con il vero e proprio esercito, pronto al combattimento, contiamo dal 1979 ad oggi un totale di 28 missioni dalla Somalia all'Iraq, dal Ciad a Timor Est. Non sono molte le missioni in chiaro contrasto con la costituzione, per le restanti rimane il dubbio su quanto sia stata effettivamente necessaria o comunque utile da un punto di vista almeno politico o diplomatico la nostra partecipazione.
Ora vorrei soffermarmi su alcune missioni dal 1990 a oggi.

Partiamo con la Guerra del Golfo del 1990. L'Italia partecipò con circa 1200 soldati a due operazioni di cui una di guerra vera e propria (Operazione Provide Comfort), sotto mandato dell'ONU, ma guidate da Stati Uniti e Arabia Saudita. Queste operazioni furono palesemente in contrasto con la costituzione in quanto, quando l'Italia intervenì, la guerra era ancora in atto, anzi fummo proprio in prima fila tra coloro che la iniziarono. Nessuno ci obbligava a partecipare, contando che con 1200 uomini, in confronto ai 600.000 degli Stati Uniti, non si può dire abbiamo fatto la differenza. E allora perché partecipare? Irlanda, Svezia e Finlandia per esempio non parteciparono. Noi avevamo la costituzione a impedircelo, perché infrangerla? Una guerra del petrolio voluta dagli Stati Uniti, ovviamente, niente di nuovo sotto il sole (perché mi pare chiaro che nessuno si sarebbe mosso per salvare la popolazione del Kuwait).

La partecipazione alla seconda Guerra contro l'Iraq è poco chiara. Sul sito dell'esercito e della difesa si sorvola su come è iniziata la guerra e si passa direttamente a parlare della situazione successiva, la pacificazione e ricostruzione o forse si dovrebbe chiamare occupazione. Perché è stato un intervento militare di occupazione comunque estraneo ai principi costituzionali in quanto il nostro contingente è in Iraq come esercito alleato agli Stati Uniti invasori. Poco importa il ruolo più o meno attivo durante le prime fasi della guerra, anche se i nostri militari non avessero sparato un solo colpo il fatto di partecipare all'occupazione del
Paese dopo un'invasione, portata oltretutto con scuse pretestuose, rimane un atto militare incostituzionale.
Se la nazione Iraq, finita la guerra, finita l'occupazione statunitense, con un governo considerato legittimo, avesse chiesto l'intervento dell'Onu o dell'Europa come aiuto alla pacificazione interna, solo allora sarebbe stato costituzionale mandare delle truppe.

Parliamo quindi della Libia.
Le relazioni italiane con la Libia hanno un trascorso storico poco chiaro e non privo di contraddizioni. I legami economici dei due Paesi passano per l'Eni, fin dalla scoperta dei primi giacimenti petroliferi, per la Fiat, con i cospiqui investimenti azionari da parte libica. Nel 1970 gli italiani residenti in Libia, ormai da 40 anni, furono scacciati e i loro possedimenti confiscati, nel 1986 la Libia ormai di Gheddafi, lanciò un missile che cadde nelle acque vicine a Lampedusa. Dopo una lettera di assicurazioni e i risarcimenti alle vittime di Lockerbie, le sanzioni economiche internazionali contro la Libia furono revocate in un documento del 2003 dove, nero su bianco, si ricorda “l’importante contributo dell’Italia ai fini del superamento dell’embargo”, i motivi del nostro interessamento si possono chiaramente immaginare.
Il trattato del 2008, sottoscritto con il dittatore Gheddafi, è bene ricordarlo, ha l'intenzione di cancellare ogni strascico dell'inimicizia del passato per istituire un vero e proprio paternariato, si sottoscrive oltretutto una clausola che impedisce di scendere in guerra una nazione contro l'altra e di permettere ad entrambe le nazioni che il proprio territorio sia utilizzato a tal fine. Tale clausola è ovviamente in contrasto con i trattati della Nato, l'alleanza con gli Stati Uniti delle cui basi abbiamo cosparso il nostro territorio nazionale. Con tale trattato l'Italia si impegnava a pagare alla Libia 250 milioni di dollari l'anno per 20 anni, senza darne alcuna motivazione,si suppone come risarcimento per il periodo coloniale. Non contenti, coloro che hanno creato e fimato questo trattato hanno anche accettato di far costruire gratuitamente 200 unità abitative, erogare borse di studio per gli studenti libici (mentre da noi si tragliano i fondi a scuola e università) nonché restituire reperti
archeologici portati in Italia durante la colonizzazione. Neanche una parola a favore degli italiani esiliati dalla Libia i cui beni furono illegamente confiscati.
Dopo questa totale follia, firmata tra gli applausi nel 2008, ci ritroviamo oggi a partecipare ai bombardamenti della Libia, in totale disprezzo sia degli accordi del 2008, risultando in tal modo un Paese del tutto inaffidabile, ma anche in disprezzo della costituzione e dei magnifici principi di pace che stabilisce, i quali ci dovrebbero impedire di essere aggressori, in un qualunque caso.
Nonostante questo i due maggiori partiti italiani hanno votato a favore dell'intervento militare.
E nonostante questa condotta interventista neanche una parola sulla situazione di sanguinosa repressione in Siria o negli altri Paesi.
Ma lì non c'è (abbastanza) petrolio.



relazione sul trattato Italia - Libia del 2008:
http://www.iai.it/pdf/Oss_Transatlantico/108.pdf

Nessun commento:

Posta un commento